Lorenzo Tosa
All’ennesima carica della polizia, un giovane manifestante è andato davanti al cordone degli agenti in assetto antisommossa in piazza Castello a Torino armato solo di uno specchio.
Esatto, uno specchio.
E sopra c’era scritta questa frase, una semplice domanda:
“Volevi diventare questo da piccolo?”
Poi si è rivolto agli agenti, agli uomini che ci sono dietro i caschi, gli scudi e le divise, con queste parole:
"Siamo tutti uguali, tutti dalla stessa parte. Guardatevi qua! Io non ci credo che volevate fare questo da piccoli, picchiare ragazzi per lavoro. Non vedo facce cattive, non esistono i cattivi. Lo so che provocano e fanno inca***, ma voi siete meglio di così, avete un ruolo, un lavoro, siete le istituzioni”.
E pensavo che non esiste una forma più potente di dialogo e incontro che metterli davanti a uno specchio, mostrare a loro stessi come vengono visti da fuori dietro quelle visiere e quegli scudi, permettere loro di riconsocersi.
È un’implorazione disperata e lucidissima a guardarsi da fuori e a riconoscere, dietro quella divisa deumanizzante, oltre il ruolo e gli ordini dall’alto, un uomo.
Resterà una delle immagini simbolo di questa giornata.

