Calano, di poco, le disuguaglianze sui redditi nell’UE nel 2025
@news
https://www.eunews.it/2026/10/23/calano-di-poco-le-disuguaglianze-sui-redditi-nellue-nel-2025/
Il coefficiente di Gini è sceso da 29,4 nel 2024 a 29,2 nel 2025, Italia si attesa a 31, sopra la media dei Ventisette
@giorgiosarto
Certamente, Giorgio, ed è probabilmente la migliore stima che possiamo avere.Ma al di là del coefficiente di Gini nel dettaglio del numero, mi pongo una domanda più generale.
Come si conciliano milioni di NEET e inattivi, famiglie con redditi vicini alla soglia di povertà e livelli di consumo che, a parità di potere d’acquisto, restano relativamente vicini alla media europea?
Nel 2024 i consumi individuali effettivi italiani erano al 98% della media UE, nonostante le note difficoltà dei redditi e del mercato del lavoro.
Naturalmente ci sono diverse spiegazioni: patrimonio accumulato, case di proprietà, sostegno familiare, risparmi e anche economia sommersa.
Non sostengo che il sommerso spieghi tutto, né che la povertà sia soltanto apparente.
Mi chiedo però se il reddito rilevato sia sufficiente per comprendere il reale tenore di vita delle famiglie italiane.
Forse il confronto più interessante non è soltanto tra i coefficienti di Gini, ma tra redditi, patrimoni e consumi effettivi nei diversi Paesi europei.
Purtroppo gli indici non quadrano in pieno con una distribuzione dei redditi descritta, nemmeno con le correzioni Istat. Anche se il fenomeno è giustificabile (economicamente, non moralmente!) avere riserve sulla tipicità italiana aiuterebbe a discutere sul fatto che stiamo proprio così male quando chiediamo aiuto ma così bene quando consumiamo oltre al necessario.
@giorgiosarto Il coefficiente di Gini misura la distribuzione dei redditi, ma per farlo bisogna prima conoscere quei redditi. Eurostat utilizza indagini campionarie e dati amministrativi, che non necessariamente riescono a intercettare tutto il lavoro nero e l’evasione fiscale.
Se un contribuente guadagna 60.000 euro ma ne dichiara 20.000, nelle statistiche potrebbe apparire molto meno ricco di quanto sia realmente.
Sì però all’ISTAT non sono pivelli, se le sappiamo noi queste cose le sanno anche loro e (spero) avranno delle contromisure contro il rischio di dare immagini distorte della società.


